Ricordando Gianfranco NOVANTA

             

"Il sorriso" di Gianfranco Novanta

Gianfranco Novanta

L’ ho incontrato la mattina del 2 Luglio 1973, alle 8 , al cambio della guardia. Ero partito da Padova per il mio Comando. Allora i turni erano di 24 ore. Mi sorrise come solo lui sapeva sorridere. Da uomo intelligente e con la sua esperienza umana di Vigile del Fuoco aveva subito intuito quella difficoltà che cercavo di dissimulare. Forse troppo giovane per il ruolo che mi avevano affidato. Quel sorriso mi fece comprendere in un istante che non sarei mai stato solo con le mie responsabilità. Negli anni ho imparato a conoscere e ad amare la mantovanità . La serietà nella professione, l’onestà morale, la sincerità che travalica come un’emozione qualsiasi atteggiamento . La voglia di stare insieme, di lavorare e rischiare insieme, e di ridere insieme. Soprattutto la bontà , quella degli uomini onesti e generosi. Da lui e da altri come lui cercai di comprendere quali iniziative erano necessarie per migliorare il servizio, per trasmettere agli uomini più motivazioni e per infondere più entusiasmo e serenità. In breve ci riuscimmo e per tanti anni fummo orgogliosi della nostra straordinaria Famiglia. La notte del 24 ottobre del 1975 il grande incendio della colonna di distillazione del dodecilbenzene alla Montedison. Lo avevo vicino come un’ombra. Decidevamo insieme con il nostro pugno di uomini del piccolo comando di provincia in una fabbrica enorme e pericolosa. Alla fine il sorriso , più potente dell’abbraccio di un fratello maggiore. Non sono in grado di misurare il tempo e di raccogliere tutti i ricordi di tanti eventi. Vorresti ricercare e trattenere fatti e vicende che ti sfuggono irrimediabilmente. Le persone che contano restano. Novanta è rimasto con me come il sostegno dei momenti difficili e di quelli esaltanti come le feste di Santa Barbara quando ci stringevamo l’uno all’altro nella nostra mensa preparata da Romeo. Novanta è rimasto con tutte le generazioni di Ausiliari, emozionati e spaventati e contenti di quella nostra casa ineguagliabile di Viale Risorgimento. Li ha educati, li ha protetti, li ha aiutati a crescere con l’esempio come Massocco li aveva formati nel fisico. Ho avuto per più di due decenni la responsabilità di quello che era diventato il Comando modello Grazie agli uomini come Gianfranco Novanta. Un’esperienza umana che non si consuma con il pianto che irriducibile ci soffoca il cuore, ma un’eredità che gli studiosi del pensiero umano hanno definito con la loro scienza: “Ciò che hai ereditato dai padri conquistalo per possederlo” Il ricordo è un capitale da far crescere non un patrimonio inerte da custodire. Una tradizione in cui riconoscersi , un valore da vivere e conquistare non una rimembranza a cui rivolgersi con nostalgia. Dell’eredità tutti detengono le azioni; non tutti le sanno fare fruttare. Appena potremo farlo, nella casa dei Vigili del Fuoco , nel nostro Museo più vivo e più forte che mai, racconteremo Gianfranco Novanta ed il suo sorriso. Senza nostalgie né rancori ma con lo sguardo ed i passi già rivolti al futuro e per spiegare ai nostri eredi , quelli che portano nel cuore la fiamma con le asce, che ogni mattina, quando si leva il sole, inizia un giorno che non ha mai visto nessuno.

Mantova 17 marzo 2020

Gli Eroi del Corpo Nazionale
 
Sono trascorsi 44 anni dalla scomparsa del Magg. Pilota Rinaldo Enrico e dei suoi compagni di volo con il loro elicottero .
Non furono mai più ritrovati.
Molti giovani Vigili del Fuoco non sanno nulla delle loro imprese. Forse il tempo trascorso o l'attenzione verso tanti argomenti apparentemente più attuali privilegiano altri argomenti.
Ma a Mantova, nella galleria storica c'è e ci sarà sempre il suo velivolo, quello dei salvataggi leggendari dei marinai della London Valour e di tante vite umane.
Il gruppo ricerche storiche dell'Areonautica ne ha contate 60.
Era ancora un ragazzo quando, alla fine della guerra, prese il brevetto di pilota della Regia Aeronautica. E i primi voli furono la motivazione di una vita intera. Nel 1954, subito dopo l'Arma Azzurra il Corpo Nazionare si dotò di una linea di volo di velivoli ad ala rotante. Rinaldo fu tra i primi a volare, non più per combattere uomini che vestivano divise di un altro colore ma per strappare alla morte donne e uomini prede degli elementi.
La macchina non era più il Fiat G55 potente , stabile e veloce ma il piccolo Agusta Bell J 3.
Dalla scuola di volo verticale di Frosinone uscirono gli assi del Corpo come Padula,, Morciano, Coppi, Cagnoni, Cavazzini, Jadarola e molti altri. Le macchine erano ancora delicate e sottopotenziate. Il Capitano Domenico Padula del 54° Corpo "Napoli" Medaglia d'Oro al Valor Civile, aveva perso la vita con l' ufficiale di rotta Athos Laghi dell' Aeronautica Militale nell'estate del 1960 durante un salvataggio in provincia di Caserta. Il Magg. Morciano col motorista Lo Vece erano rimasti terribilmente ustionati durante un drammatico atterraggio in Umbria  nel 1963. Il pilotaggio era complesso ed il volo sempre rischioso.
Ho volato con loro e, con Rinaldo,  scampammo ad una nebbia improvvisa ed impenetrabile nel novembre 1968 durante un intervento per l'alluvione del Biellese. Riuscì con eccezionale bravura a cercare dei punti di riferimento che solo lui riusciva a valutare e, quasi incredulo mi trovai sul terreno del campo sportivo di Tortona.
Tutti avevamo per lui un particolare rispetto ed una sconfinata ammirazione. Per noi , giovani Ufficiali era un mito ed essere suoi colleghi  un motivo di orgoglio .
La mattina dell' 8 Maggio 1973 giunse in tutti i comandi la conferma. Non erano più tornati.
Noi non abbiamo dimenticato il suo modo di sorridere, di condividere anche con l'ultimo ausiliario, quei momenti di contentezza liberatrice che ogni Vigile del Fuoco conosce bene quando l'intervento è compiuto.
Per noi che amiamo le cose semplici perchè abbiamo bene imparato  ciò che di essenziale da senso vita,  la gioia si esprimeva come quella immediata e lieve dei compagni di scuola.
Rinaldo, nostro Eroe, ci siamo ancora tutti, con tanti anni di più e con tante fiammette che brillano di notte nel cielo, tante quante le vite salvate da te e da tutti i Vigili del Fuoco.


Approfondimento,
Libeccio, vento di eroi e di morte