Gli Eroi del Corpo Nazionale
 
Sono trascorsi 44 anni dalla scomparsa del Magg. Pilota Rinaldo Enrico e dei suoi compagni di volo con il loro elicottero .
Non furono mai più ritrovati.
Molti giovani Vigili del Fuoco non sanno nulla delle loro imprese. Forse il tempo trascorso o l'attenzione verso tanti argomenti apparentemente più attuali privilegiano altri argomenti.
Ma a Mantova, nella galleria storica c'è e ci sarà sempre il suo velivolo, quello dei salvataggi leggendari dei marinai della London Valour e di tante vite umane.
Il gruppo ricerche storiche dell'Areonautica ne ha contate 60.
Era ancora un ragazzo quando, alla fine della guerra, prese il brevetto di pilota della Regia Aeronautica. E i primi voli furono la motivazione di una vita intera. Nel 1954, subito dopo l'Arma Azzurra il Corpo Nazionare si dotò di una linea di volo di velivoli ad ala rotante. Rinaldo fu tra i primi a volare, non più per combattere uomini che vestivano divise di un altro colore ma per strappare alla morte donne e uomini prede degli elementi.
La macchina non era più il Fiat G55 potente , stabile e veloce ma il piccolo Agusta Bell J 3.
Dalla scuola di volo verticale di Frosinone uscirono gli assi del Corpo come Padula,, Morciano, Coppi, Cagnoni, Cavazzini, Jadarola e molti altri. Le macchine erano ancora delicate e sottopotenziate. Il Capitano Domenico Padula del 54° Corpo "Napoli" Medaglia d'Oro al Valor Civile, aveva perso la vita con l' ufficiale di rotta Athos Laghi dell' Aeronautica Militale nell'estate del 1960 durante un salvataggio in provincia di Caserta. Il Magg. Morciano col motorista Lo Vece erano rimasti terribilmente ustionati durante un drammatico atterraggio in Umbria  nel 1963. Il pilotaggio era complesso ed il volo sempre rischioso.
Ho volato con loro e, con Rinaldo,  scampammo ad una nebbia improvvisa ed impenetrabile nel novembre 1968 durante un intervento per l'alluvione del Biellese. Riuscì con eccezionale bravura a cercare dei punti di riferimento che solo lui riusciva a valutare e, quasi incredulo mi trovai sul terreno del campo sportivo di Tortona.
Tutti avevamo per lui un particolare rispetto ed una sconfinata ammirazione. Per noi , giovani Ufficiali era un mito ed essere suoi colleghi  un motivo di orgoglio .
La mattina dell' 8 Maggio 1973 giunse in tutti i comandi la conferma. Non erano più tornati.
Noi non abbiamo dimenticato il suo modo di sorridere, di condividere anche con l'ultimo ausiliario, quei momenti di contentezza liberatrice che ogni Vigile del Fuoco conosce bene quando l'intervento è compiuto.
Per noi che amiamo le cose semplici perchè abbiamo bene imparato  ciò che di essenziale da senso vita,  la gioia si esprimeva come quella immediata e lieve dei compagni di scuola.
Rinaldo, nostro Eroe, ci siamo ancora tutti, con tanti anni di più e con tante fiammette che brillano di notte nel cielo, tante quante le vite salvate da te e da tutti i Vigili del Fuoco.


Approfondimento,
Libeccio, vento di eroi e di morte